21 / 03 / 2023

Premiazione del concorso sull’educazione civica promosso dal Lions Club Cagliari Host

La commissione, composta dal Presidente del LC Cagliari Host Dott. Girolamo Campisi, dal socio del club Avv. Brunello Acquas e dalla professoressa Laura Fois, si è riunita nell’Aula Magna del Liceo Dettori, alla presenza del rappresentante della dirigente scolastica, degli studenti e di numerosi Lions per l’apertura delle buste con i nomi da abbinare agli elaborati e decretare i vincitori del concorso.

Sono risultati vincitori:

Primo classificato con premio di Euro 500 Virginia Sichel (classe 5A)

Secondo classificato con premio di Euro 300 Carla Margelli (classe 5B)

Terzo classificato con premio di Euro 200 Matteo Giardina (classe 3C)

 Sono stati attribuiti anche altre due menzioni speciali al quarto e quinto classificato e un attestato a tutti i partecipanti.

Tutti i vincitori sono stati lungamente applauditi dai loro compagni.

Commissione

La Commissione. Prof.ssa Laura Fois, il rappresentante della dirigente del Liceo, il Dott. Girolamo Campisi, l'Avv. Brunello Acquas

La Vincitrice del concorso

La vincitrice del concorso Virginia Sichel, classe 5A, con il Presidente del LC Cagliari Host, Dott. Girolamo Campisi e il socio del club, Avv. Brunello Acquas

 

Servizio di Videolina

 

IL TESTO DELL'ELABORATO VINCITORE DEL CONCORSO

7 Marzo 2023

Concorso Lions Club -Educazione civica

“Dalla cultura dei diritti alla cultura dei doveri”

Nell’esporre la mia concezione di “dovere quale regola ispiratrice del vivere in società” ritengo opportuno partire dalla definizione di “vita in società”.

 Fin dalle origini delle civiltà umane, l’uomo ha evidentemente avuto bisogno, per sopravvivere ed evolversi, di convivere e collaborare con i suoi simili. Questa esigenza, talmente connaturata da essere spesso ignorata, caratterizza particolarmente la nostra specie: per Aristotele l’uomo era definibile “animale sociale”, poiché capace di dare un senso alla propria esistenza solo se inserito in un contesto collettivo.

Le antiche civiltà, pensiamo all’antica Grecia o a Roma, costruirono la società a partire dalla pluralità di individui, uniti e animati da principi e bisogni comuni. Da questa idea venne poi stabilita la superiorità della collettività come Stato sull’individualità del singolo.

Dunque il vivere in società presuppone l’annullamento dell’uomo come ente autonomo? In parte sì, ma solo nella misura in cui ciò si rivela funzionale al perseguimento di fini superiori: la creazione di un organismo coeso ed unitario, in grado di garantire libertà, sicurezza e progresso, quindi di restituire all’uomo la sua singolarità, ulteriormente arricchita dal contatto e dal sostegno reciproco.

A questo scopo si rivela imprescindibile sancire un “patto sociale”, che regoli la convivenza umana e la indirizzi verso il fine ultimo, il benessere comune, limitandone le derive e i possibili “effetti collaterali”.

Già gli antichi iniziarono a definire le clausole di questo accordo: limitazioni, obblighi e garanzie, incise sulla pietra, considerate sacre e inviolabili, di varia origine, ma sempre finalizzate a mantenere un equilibrio, favorendo contemporaneamente lo sviluppo.

D’altra parte, se gli uomini si unirono spontaneamente per la loro stessa configurazione, essi raggiunsero solo col tempo la successiva equazione diritto-dovere in relazione al confronto con la comunità.

Tra la naturale tendenza al ricercare una libertà assoluta e la necessaria soppressione di parte di essa, in nome della superiore causa comune, si frappone la morale: quel sentimento cardine della logica di azione e riflessione che, per Kant, non è una mera imposizione dall’esterno, ma uno slancio dell’animo, che guida la volontà a prescindere dall’istinto, facendole riconoscere il “dovere”.

Definirei il dovere come garanzia, assicurazione a priori, del diritto: infatti è un mezzo intermedio in grado di colmare il divario tra la natura “animalesca”, individualista e irrazionale, e la conformazione sociale, logica e comunitaria, spiegando la dicotomia insita nell’essere umano, diviso tra corpo e mente da sempre.

Ebbene questo complesso concetto, su cui a lungo si è discusso, come si traduce nella realtà quotidiana? Si presenta spesso ed in varie modalità, si manifesta come un “comune sentire”, che ci consente di discernere il bene dal male, pur non essendo capaci di definire precisamente questi ultimi. Inoltre si configura attraverso il rispetto di quelle norme sancite appositamente per tutelare la libertà dell’uno, mantenendola entro i suoi confini e non consentendole di “invadere” quella dell’altro. Paradossalmente, promuovere la libertà per ciascuno equivale a limitarla, ponendo delle barriere tra i singoli e le loro rispettive sfere d’azione.

La nostra Costituzione, nata dalla necessità di rinascita di una nazione al collasso, esprime i principi di democrazia, sui quali le istituzioni dovrebbero fondarsi per realizzare il loro effettivo compito: l’uguaglianza nel rispetto reciproco delle libertà e della dignità, costitutiva di ciascun uomo, all’interno di una società equa e giusta.

Doveri e diritti, formalizzati e legittimati giuridicamente da essa, quando coniugati, formano una trama di opportunità, valide per l’uno e per i molti, dalla quale si può pervenire a risultati concreti: una collaborazione pacifica e proficua ed una profonda coscienza collettiva. Una civiltà che si fondi sul rispetto, osservando i diritti umani e la legalità, ha certamente il suo cuore nel binomio diritto-dovere, elementi che si necessitano vicendevolmente.

Infine non si può prescindere da questi ultimi per comprendere il forte sentimento di solidarietà che, secondo il filosofo Feuerbach, dovrebbe stare alla base di una nuova religione “antropoteista”, che riconosca nell’uomo il movente e il fine ultimo del suo agire e nel dovere il suo principio ispiratore.

Il culto dell’uomo ha piena fiducia nelle capacità e nelle regole dettate da esso, perciò identifica il dovere come pieno e consapevole riconoscimento del potere e della forza dell’intera umanità.

Virginia Sichel